Friday, December 01, 2006

Un Racconto, I

##Matteo era un ragazzo come tanti altri. Andava a scuola, voti nella media. Era gentilissimo, con tutti, e si affezionava alle persone molto più velocemente di tanti altri e le capiva molto più degli altri... capiva i loro sguardi, la loro espressione, coglieva il colore degli occhi e il loro carattere.
##Era curioso. La psicologia lo incuriosiva tanto… il sapere quello che nemmeno l’altro stesso sapeva di pensare lo attirava in maniera irresistibile.
##Aveva anche amici, molti e un sacco di passioni... le più svariate passioni che però erano tutte collegate tra loro in qualche modo... in qualche strano, stranissimo modo. Però lo erano. Aveva da sempre apprezzato, fin dall'asilo, le piccole cose della vita... anche solo una foglia gialla che cadeva da un albero poteva fargli tenerezza, non tanto per la foglia in se, che effettivamente moriva, ma per l'alto pioppo di fronte a casa che era sempre più spoglio.
##Il tempo passava e più passava più lui sentiva che il piccolo paese di provincia non faceva per lui. Voleva andarsene... ovunque altrove, via da lì, conoscere altre persone, regalare sorrisi a gente mai vista, spiare culture diverse e provare ad immergersi in nuovi mondi. Lo incuriosivano cose come calcolare il tempo in cui un inglese si metteva in coda alla fermata dell'autobus e confrontarlo con quello di un italiano all'ufficio postale... oppure lo incuriosiva un sacco vedere la pesca dei salmoni, o camminare sulle colline dell'Islanda fermandosi una capanna di legno isolata in riva al mare, percorrere le strette strade di Dublino, entrare in un piccolo pub intriso di odore di panche di legno e birra.
##Poi una mattina si svegliò. Non era una mattina come tutte le altre. Quella mattina segnò in modo permanente la sua vita…


{To Be Continued...}






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5 Comments:

At 12:23 pm, Anonymous Sara said...

mi sa che tu hai voglia di evasione, caro teo... proprio oggi ho scritto un post che richiama (un po' da lontano, ma non troppo) questo desiderio!
buona domenica ;)

 
At 4:56 pm, Anonymous elisa said...

capita a tutti di sentirsi 'stretti' nella propria città, nella propria vita...Tutti, almeno con la fantasia, hanno provato a fuggire, a cercare nuove vie, nuovi percorsi. Nuova aria da respirare. E' indispensabile per conoscere e per conoscersi.
Però credo che molto spesso il senso di claustrofobia viene da dentro...spesso basta espolorare la propria mente per sentirsi più liberi!
Ciao!

elisa

 
At 11:13 am, Anonymous Matteo said...

Ok...non lo volevo dire ma ora svelo l'arcano.
Diciamo che questo piccolo racconto diviso in piccole puntate non è tanto una voglia di evadere ma bensì racconterò in modo molto metaforico e particolare (hem..se mi riesce) come sono riuscito io ad evadere, nel senso che dopo molto tempo ho "trovato" finalmente quello che voglio e ora mi sento veramente molto meglio.

Mi andava di raccontarlo, dato che il blog è anke il "muro degli sfoghi"! ^__^

:D

Grazie mille a tutte e due per passare ogni tanto da qui,

Matteo :*)

 
At 12:52 pm, Anonymous Anonymous said...

Capisco perfettamente quello che intendi.. e se ti capiterà ti consiglio di farla davvero quella passeggiata x le strade di Dublino.. la vita non ci aspetta..una volta trovato definitivamente il tuo equilibrio potrai apprezzare tutto delle diverse culture del mondo intero.. nn farlo solo per scappare dalla provincia..nn godresti a pieno della ricchezza delle nuove scoperte!un bacione!
Elisa(un'altra)www.atenayde.splinder.com

 
At 8:17 am, Anonymous io!%#! said...

sono felice che tu abbia trovato il tuo modo di poter evadere da quella vita che ti teneva al guinzaglio.. di trovare quello sbocco che ti ha permesso di alzare la testa e guardare oltre quelle quattro mura che sembravano tenerti rinchiuso.. chissà... magari un giorno ci riusciro anch'io..
ci si vede

 

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